CECINA

Il borgo di Cecina, posto su un colle a poco più di centotrenta metri di altezza, nell’area del Montalbano, è un paese di antiche origini e che nell’età medioevale ebbe un ruolo considerevole in quanto castello posto a guardia dei confini meridionali del territorio comunale pistoiese, insieme a Larciano e Lamporecchio e collegato ad ovest con Serravalle, punto strategico fondamentale.

Il toponimo Cecina, da Caecina, Kaiknas, è toponimo etrusco: sarebbe stata fondata da una “gens” etrusco-romana. Dipendente, nell’Alto Medio Evo, dalla pieve di S. Lorenzo a Vaiano, fu poi villa e possedimento feudale dei Conti Guidi. Riscattata per 6.000 lire nel 1226 dal Comune di Pistoia insieme al vicino castello di Larciano, Cecina fu dotata negli anni successivi di fortificazioni, in un periodo di sconvolgimenti politici e militari per Pistoia.

Assume una certa importanza in quanto castello posto a guardia dei confini meridionali del territorio comunale pistoiese, tanto che nel 1335 è indicato proprio come “castello di Cecina” .

Con ogni probabilità era cinto da una serie di opere murarie che, insieme alla torre, dovevano costituire la struttura castellana. All’interno, vi era situata una casa dove abitava il Podestà “dicte terre”.

Negli anni successivi il borgo seguirà in generale le sorti di Larciano: il castello fu assalito e riportò gravi danni, ma non abbiamo notizie certe sulla data effettiva.

Nel 1369 si ebbe voci di ribellioni a Cecina, così come avvenne in altri luoghi.

La crisi politica del Comune, le difficoltà economiche, la peste del 1340 e del 1348, le conseguenti carestie portarono ad una serie di rivolte che videro protagonisti soprattutto i contadini.

Dalla fine del Trecento, quando Pistoia è definitivamente sottomessa a Firenze, Cecina gode di una certa autonomia che manterrà fino al Settecento.

Successivamente, nel quadro istituzionale dello Stato mediceo, troviamo riunita Cecina con Larciano nella podesteria di Serravalle, da cui si staccheranno nel 1774 per essere accorpati con la vicina Lamporecchio.

Nel 1897, con l’istituzione del comune di Larciano e il distacco da Lamporecchio, Cecina fu definitivamente inserita come frazione del territorio comunale larcianese.

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Il piccolo borgo di Cecina è un interessante e piacevolissimo paese di antiche origini, dolcemente adagiato sulle colline del Montalbano, sul versante che si affaccia sulla Valdinievole o Val di Nievole.

Oggi il paese si trova a vivere una pacifica convivenza tra antico e moderno. Le antiche mura sono soltano in parte visibili, ovviamente a causa degli eventi e del tempo, ma anche perché ampi tratti della cinta difensiva sono serviti da supporto alla costruzione di alcuni edifici posteriori. Sono sopravvissute due delle tre porte d’accesso al paese (la terza si presume fosse in prossimità dell’attuale chiesa), e nuovi edifici sono sorti a fare da cornice al suggestivo panorama del borgo.

All’interno delle mura si trova la Chiesa di S. Nicola: di origine romanica, conserva l’emiciclo esterno dell’abside. Eretta a parrocchia nel 1464 e rimaneggiata nei secoli, all’interno si presenta con copertura a volte, con unica navata, a cui si aggiunge a sinistra la cappella del SS. Rosario, il cui altare è datato 1632. Nella seconda campata, a sinistra, entro una cornice anch’essa seicentesca, è esposto un espressivo crocifisso ligeno della fine del 1300, ritenuto miracoloso. Di fronte, un affresco del 1500 di Donnino di Domenico, pittore fiorentino, in cui sono rappresentati l’Arcangelo Raffaele, Giovanni Tobiolo, S. Lorenzo, S. Sigismondo e S. Rocco. Sotto l’affresco vi è un piccolo altare sul quale è poggiata una tavola del ‘600 detta Madonna del Buonconsiglio, alla quale è dedicata la festa che si celebra nei primi giorni di settembre. Poco più avanti, verso l’altare maggiore, un altro affresco, probabilmente del Quattrocento o forse Cinquecento, con Madonna, Gesù Bambino e Santi, Rocco, Antonio Abate, Francesco e Sebastiano.

Sul retro della chiesa, in prossimità dell’arco d’ingresso di levante, si trova un edificio, profondamente rimaneggiato, sulla cui facciata però si notano due strette finestre, oggi murate: probabilmente era l’abitazione del capitano della guarnigione.

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